La Zattera della Medusa

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La Secondaria di 1° grado dell’Istituto Comprensivo “Don E. Smaldone” di Angri sul podio nell’ambito della singolare manifestazione ideata dal Liceo “Don C. La Mura” di Angri: la riproduzione – dal vivo – di un quadro. La Terza T si è classificata al terzo posto con “La Zattera della Medusa”.

La scelta è stata operata sotto l’eccelsa regia della docente di Arte, professoressa Annamaria Raimondi.

La realizzazione della zattera, di un a suggestione unica in tandem con l’ambientazione, si deve alla maestria del prof. Salvatore Callisto, con l’ausilio del collaboratore scolastico Giuseppe Livello. Per i costumi – tanto semplici quanto efficaci – la docente di Italiano e Storia, Paola Fiorillo, ha usufruito della materna consulenza della collaboratrice scolastica Adelaide Scutiero. Il reportage fotografico inviato alla giuria del concorso è stato realizzato dalla prof.ssa Patrizia Sereno

Il quadro di Théodore Géricault si ispira ad un fatto di cronaca successo nel 1816: l’affondamento della nave francese Medusa. Gli occupanti della nave si rifugiarono su una zattera che rimase in mare per diverse settimane. Gli sfortunati occupanti vissero una esperienza terribile che condusse alla morte gran parte di loro. Solo una quindicina di uomini furono tratti in salvo da una nave di passaggio, dopo che su quella zattera era avvenuto di tutto, anche fenomeni di cannibalismo. L’episodio colpì molto l’immaginazione di Géricault che, immediatamente, si mise al lavoro per la realizzazione di questa che rimane la sua opera più famosa.

La storia ci racconta che, in quel periodo storico la Francia era appena uscita da una esperienza che l’aveva profondamente segnata: ovvero la Rivoluzione e poi l’impero napoleonico. Napoleone, nel 1815, a Waterloo era stato sconfitto e confinato nell’isola di Sant’Elena. Nel 1816, con il Congresso di Vienna, gli stati europei avevano ripristinato la situazione geo-politica antecedente la Rivoluzione Francese. Tutto ciò che era successo con questa esperienza francese sembrava definitivamente cancellato con un colpo di spugna. Lo stato d’animo dei francesi era soprattutto di sconforto, di delusione, di disagio e il senso di deriva finiva per rispecchiarsi direttamente in un quadro che rappresentava appunto un naufragio.

Scrupoloso e attento ai dettagli, l’artista si sottopose ad un intenso periodo di studio sul corpo umano e sulla luce, producendo moltissimi disegni preparatori, intervistando due dei sopravvissuti e costruendo un modellino del naufragio.

Come aveva previsto, il dipinto una volta esposto al Salon di Parigi del 1819 generò diverse controversie, attirando in misura uguale commenti positivi e feroci condanne. Solo in seguito venne rivalutato dalla critica, che lo riconobbe come uno dei lavori destinati ad incidere di più sulle tendenze romantiche all’interno della pittura francese.

Acquistata dal Louvre subito dopo la prematura morte dell’autore a trentatré anni, La zattera della Medusa, nelle sue scelte formali (la teatralità e l’intesa emotività della scena) e di contenuto (l’episodio vicino ai contemporanei dell’autore) rappresenta uno spartiacque e un punto di rottura con l’allora preponderante scuola neoclassica, tesa al perseguimento dell’ideale di emotività contenuta e catalizzata dall’arte greca, e un’icona del Romanticismo, arrivando a influenzare i lavori di artisti come Eugène Delacroix, William Turner, Gustave Courbet e Édouard Manet.

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